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Conti correnti: troppi costi rendono le condizioni non trasparenti

Posted by: redazione | Posted on: febbraio 10th, 2013 | 0 Comments

Articolo pubblicato dalla Rivista Fanpage.it  e realizzato da Leonardo Lasala –  Amm. Unico N.D.B.C. srl 

Si definiscono oneri bancari tutte quelle spese che giustamente ogni consumatore deve sostenere per beneficiare dei servizi del mercato del credito (tenuta del conto corrente, affidamento, emissione estratto conto, etc…). Se una Banca commissionasse una ricerca, sarebbe proprio su questi oneri che dovrebbe concentrare la propria politica di marketing: troppo spesso sono vissuti dagli imprenditori come un’ imposizione non giusta in virtù di una duplicazione spesso inspiegabile di costi e tra l’altro frequentemente ritenuta non opportuna dalla legge. Proviamo anche in questo caso a fare chiarezza.

Una delle spese più discusse è la famosa “Commissione di Massimo Scoperto” ossia il corrispettivo pagato dal cliente per compensare la banca dell’onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell’utilizzo dello scoperto di conto. Le origini di questo onere sono da ritrovarsi nel dopoguerra come alter ego degli interessi. Infatti su un affidamento, per la parte utilizzata del fido il corrispettivo per la banca era costituito dagli interessi, mentre per la parte non utilizzata la messa a disposizione era remunerata dalla commissione. Sin qui ha dunque una propria logica. Nel corso del tempo tuttavia la stessa viene applicata sul massimo scoperto ossia sulla massima esposizione debitoria di un trimestre, in maniera indipendente dalla durata. Cambia dunque la natura e la logica dell’onere in questione.

Chi scrive non è un avvocato, ma la mancanza di una determinatezza nella natura della CMS dovrebbe comportare la nullità. Il riferimento è alla generica pattuizione nella maggior parte dei contratti bancari, tale da rendere tale onere di fatto passibile di nullità. Dunque in qualsiasi contratto bancario la stessa non sia determinata o determinabile è possibile richiederne la nullità con storno a favore del correntista. Il problema ancor più grave ed in parte logico è che non è possibile ipotizzare un accavallamento (e dunque un maggior aggravio per il correntista) della commissione con gli interessi.

Il secondo comma dell’art. 2-bis d.l. 185/2008 afferma che tutte le voci di spesa e provvigione, qualsivoglia sia la loro denominazione, le quali prevedano un corrispettivo a favore dell’Istituto Bancario commisurato all’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi sono rilevanti ai fini dell’applicazione dell’articolo 1815 del codice civile, dell’articolo 644 del codice penale e degli articoli 2 e 3 della legge 7 marzo 1996, n. 108. Il concetto è ribadito anche nella circolare di Banca d’Italia del 2009 a connessa all’entrata in vigore dell’articolo 2-bis del decretolegge 185/2009, dove si precisa come nel calcolo del TEG siano inclusi gli oneri per la messa a disposizione dei fondi (CMS). Abbiamo dunque una duplicazione degli oneri che comporta spesso e volentieri il superamento del tasso soglia e la conseguente usura.

C’è dunque da chiedersi (ma la risposta sembra ovvia) se tutti questi balzelli, questi scontri in aula di Tribunale piuttosto che in quelle di un’Università, non possano essere trattati sotto un aspetto prioritario: nelle comunicazioni tra Banca e Cliente, sempre più spesso non vi è reale trasparenza. Il cliente dovrebbe aver ben chiaro il TEG cosa che non ha , con l’aggravante di una pluralità di commissioni ed oneri non meglio identificate che di fatto vanno ad influire in maniera chiara ed inequivocabile sul tasso effettivo globale. Più che sulla nullità , annullabilità, natura della commissione che sono dovizie di particolari di pertinenza degli esperti di diritto, appare ben palese come non vi sia la così tanto decantata trasparenza del sistema creditizio.

Cosa fare ? Il primo suggerimento è quello di valutare il TEG trimestre per trimestre. In caso di superamento del tasso soglia, di richiedere formalmente all’Istituto di motivare tale superamento. In caso di ulteriore contraddittorio occorre affidarsi ad un buon tecnico ed un legale specializzati nel settore che con un dovuto documento tecnico possono adire a via legali sia per ciò che concerne gli aspetti civili (restituzione di quanto indebitamente già versato dal cliente) che per eventuali profili penali (art. 644 c.p superamento tasso soglia).

 

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