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Pattuizioni: ecco il vero ago della bilancia nel rapporto Banca – Impresa

Posted by: redazione | Posted on: giugno 12th, 2013 | 0 Comments

Editoriale pubblicato dal quotidiano +Economia.it  e realizzato da Leonardo Lasala –  Amm. Unico N.D.B.C. srl

Il rapporto tra impresa e banca è sempre più complicato assumendo giorno dopo giorno risvolti estremamente soggettivi. L’Italia è un Paese paradossale: una trasmissione televisiva può smuovere l’ardore di milioni di clienti pur se nella logica della comunicazione, risulta difficile semplificare una normativa complessa come quella bancaria in pochi minuti. Il risultato sono false aspettative e semplificazione eccessiva di un contenzioso che appare tutto fuorché semplicistico.

Un esempio lampante in tal senso è la cosiddetta “usura sopravvenuta”.  Il concetto in questione si applica generalmente ai contratti sorti precedentemente al disposto normativo sull’usura (Legge 108/96 ) entrato in vigore nel 1997. Tuttavia il concetto di sopravvenuta usura si può estendere anche ai casi in cui l’eccessiva onerosità degli oneri bancari sia intervenuta durante il rapporto tra banca ed impresa.

Una recente sentenza della Cassazione (la n. 602/2013) sostiene che: «al contrario, come sembra suggerire lo stesso ricorrente principale, trattandosi di rapporti non esauriti al momento dell’entrata in vigore della L. n. 108 (con la previsione di interessi moratori fino al soddisfo), va richiamato la L. n. 108 del 1996, art. 1 che ha previsto la fissazione di tassi soglia (successivamente determinati da decreti ministeriali); al di sopra dei quali, gli interessi corrispettivi e moratori ulteriormente maturati vanno considerati usurari (al riguardo, Cass. n. 5324 del 2003) e dunque automaticamente sostituiti, anche ai sensi dell’art. 1419 c.c., comma 2 e art. 1319 c.c., circa l’inserzione automatica di clausole, in relazione ai diversi periodi, dai tassi soglia». Come è possibile interpretare questa importante valutazione? A parere di chi scrive appare trasparire come per i rapporti sorti prima del 1997, anche laddove venga rilevata l’usura, non è possibile stornare a favore del cliente tutti gli interessi maturati nel trimestre, ma piuttosto si riporta il tasso usurario a quello soglia. Dunque il recupero potenziale del Cliente nei confronti dell’Istituto di Credito appare minimo.

Intanto poche settimane fa il Collegio di Napoli, con decisione n. 1796 del 3 aprile 2013, ha stabilito, in merito ad un contenzioso relativo ad una carta “revolving” che il superamento sopravvenuto del tasso soglia comporta sul piano civilistico l’inopponibilità al cliente dei tassi eccedenti tale limite, con conseguente sterilizzazione dei relativi interessi. In parziale accoglimento del ricorso, Collegio, accertata l’indebita pretesa per  interessi, dichiarava l’intermediario tenuto al ricalcolo degli stessi. In definitiva dunque appare evidente come ogni contenzioso tra Banca ed Impresa sia un vero e proprio caso giurisprudenziale in virtù di peculiarità e variabili che non sono sintetizzabili in spot televisivi o in discorsi e valutazioni mass mediatici. Ogni Cliente che si appresta ad avviare un contenzioso con l’Istituto di Credito deve valutare prima di tutto quanto pattuito in forma scritta. E’ in questi piccoli ma significativi accordi che può decidersi una battaglia legale mai scontata. 

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